Amarilli's profileLa Setta dei Poeti Estin...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    August 29

    Estate 2008 On the Road!

    Da quello che avete potuto vedere dalle foto pubblicate da poco, quest'estate è stato tutto un girellare qua e là. Ci sono stati vari eventi che hanno portato a queste vacanze frammentarie, uno tra tutti la preparazione della mia Tesi, iniziata proprio nel mese di Agosto. Nelle mie previsioni c'era un'altra estate: io a casa a fare la Tesi e i miei a Viareggio in vacanza, così casa vuota, tranquillità e studio! Invece il destino ha voluto che a casa ci stessero i miei, a causa di varie vicessitudini che hanno portato all'ingessatura di due gambe, rispettivamente di mia sorella e del mio babbo. Così, in cerca di tranquillità, e dopo 10 giorni passati a fare la badante nel caos familiare, sono scappata a Viareggio, libri sottobraccio e Mac Book gentilmente offerto dalla ditta GP. Compreso nell'offerta del Mac, per fortuna, c'era anche l'assistenza completa durante i 4 giorni, assistenza che non si è limitata alla consulenza tecnologica, ma che si è anche preoccupata del cibo, della spesa, e cosa fondamentale e veramente impegnativa... la SVEGLIA!!! Perchè svegliarmi non è affatto facile, come disse un mio amico, "dormire è il mio ideale"... Comunque è andata, in quattro giorni ho scritto tanto, sono riuscita a riposarmi, andando sul mare a ore inconsuete (da anziani) tipo alle 5 del pomeriggio... Poi la Versilia, per quanto abbia in precedenza su questo blog, lodato io le isole, è un po' per me una seconda patria, dato che ci vado ormai da tutta la vita e appena arrivo scatta in me qualcosa, e inizio a parlare in un'altra lingua... Viareggino, Dèlafia!!! Tutto è andato per il meglio, ma siamo dovutti tornare e allora... Via! Di nuovo a Firenze, una settimana di pendolarismo Fibbiana-Novoli-Via Cocchi, dove praticamnte s'era stabilita una facoltà alternativa di raccattati che c'avevano da studiare e che si davano una mano. E tra studio, risate, cenette (e Pes08), una settimana se n'è andata, per riportarmi al mare, stavolta a Torre Mozza... Un piccolo Paradiso, (che non vi spiego dov'è, tanto lo trovate da soli) dove però mi sono presa una bella mazzata di sole (foto censurate da me). La sera poi siamo andati a cena dalla famiglia Pastore, a Marina di Bibbona. Risultato? Siamo risaliti in macchina alle 00.30... Mi sono addormentata e svegliata a Empoli, e le ultime parole famose sono state "Tanto io non dormo mai in macchina"!!! Per finire, il 28 me ne sono andata di nuovo a Viareggio, per accompagnare mia Nonna... Insomma, questa estate la mia Yaris ne ha macinati di chilometri... (si è anche macinata Firenze-Mazzin di Fassa e ritorno, e Firenze -Canazei e ritorno... Per la conta finale dell'estate...Grande YaYa!!!)

    E le vostre, di vacanze???

    July 22

    Elba 2008: il paradiso della ciambella. D'OH!!!

     

    Visto il successo ottenuto lo scorso anno con l'alfabeto-guida della Sardegna, ripropongo la stessa forma per quest'anno, cambiando isola!

    A: Arrivo: Previsto per venerdì 4 prima di cena, con traghetto prenotato per le 18.30. Previsto... Perchè alla fine abbiam dovuto prendere quello delle 21.10! Causa: incidente a Piombino che ha bloccato il traffico in entrata al porto.

    B: Bagnai: Coloro che ci hanno ospitati. Antonietta, zia di GP, e Daniele, fibbianese DOC, oltre a un altro personaggio che conoscerete alla prossima lettera... Loro in bungalow, noi in tenda.

    C: Ciambelle: Rito ormai consolidato, le ciambelle del Panelba sono la prima colazone di un Elbano! Da non perdere! (Avvertenze: A seconda della quantità e della frequenza con cui si mangiano le ciambelle all'Elba si rischia di tornate un po' simpsonizzati; consumare con moderazione).

    Carlita: il tornado della famiglia Bagnai, con la quale ci siamo divertiti all'infinito!

    Cristiano: la parte "seria" (così si definisce lui) della coppia di sposini Lorenza-Cristiano. Con la scusa di lavorare sabato mattina, ci siamo fatti un bel week-end.

    D: Dormire: Il primo giorno è stato una tragedia: il materassino non aveva il tappo di chiusura!!! Ci siamo un po' arrangiati, ma GP ha dovuto dormire praticamente per terra... L'organizzazione!!!

    E: Elba. Ormai siamo degli "Aficionados" dell'Isola.

    F: Freccia dell'Elba: il treno che parte da Piombino e arriva fino a Firenze. Unico problema: è un treno, quindi è gestito dalla Ferrovie dello Stato. La lentezza è indescrivibile... Di positivo c'è che per una buona parte si viaggia vicino al mare, verso l'ora del tramonto è bellissimo!!!

    G: Gommone. Quest'anno c'è mancato, anche perchè dovevamo starci solo 3 giorni. Ma se andate all'Elba, consigliabile, PER CHI LO SA GUIDARE, perchè ci sono tante belle spiaggie raggiungibili solo via mare.

    H: Hotel. Solo uno potrebbe essere ai livelli di quelli dlla Costa Smeralda, "Cala di Mola": aggrappato a una collina, scende fino al mare terminando con una piscina stile O.C. Affascinante...

    I: Isola. L'Elba è la maggiore delle isole dell'arcipelago toscano... Ma questo lo potete sapere anche da Wikipedia! Visto che oramai ho iniziato con le Isole, il prossimo anno proverò ad andare (finalmente) al Giglio...

    L: Lorenza: la sposina più sfigata che conosco (vedi varicella a 10 giorni dal matrimonio). Grande amica!

    Lacona Pineta: Campeggio immerso nel verde della pineta di cui il nome, tra bungalow, tende, camper e roulotte, sembra diventare un paese di campagna. I clienti si conoscono quasi tutti, e i gestori sono di una simpatia unica! Oltretutto a 2 passi dalla spiaggia...

    M: Mare: Bellissimo, come sempre. Di notte mi ci è voluto un po' per abituarmi, ma poi il rumore delle onde mi è diventato conciliante per il sonno... Eccetto una mattina all'alba, in cui la mareggiata mi ha svegliata (ma io ho il sonno leggero!).

    Mercatini: li ho cercati ovunque. I proverbiali mercatini dell'Elba sono introvabili. Mi sto organizzando per andare a "Chi l'ha visto?"

    N: Nuotare: Dopo il corso di piscina di questa primavera, speravo di essere migliorata anche in mare, invece niente da fare! Preferisco il cloro al sale...

    O: Olio: Superabbronzante protezione 2. Quello con cui ci siamo un po' ustionati... Ma vista l'invidia degli amici al ritorno, ne valeva la pena!

    P: Piscina: Grande novità da 2 anni al campeggio. Sembra di stare in un villaggio vacanze dei caraibi. Idromassaggio da lessare!

    Q: Quantità o qualità? Questo sembra chiedersi il turista all'Elba. Sembra che la politica dell'isola stia optando per la tranquillità e non per l'innovazione e il turismo. Sinceramente, forse perchè è luglio, c'era poca gente. E da quanto abbiamo capito, nessuno fa niente per riportare i vacanzieri, sopratutto i ragazzi più giovani ormai tacciati di casinisti. Dispiace vedere un paradiso così vuoto, ma se fosse pieno, sarebbe ancora un paradiso???

    R: Ritorno: Dovevamo tornare lunedì, ma causa sciopero dei mezzi pubblici, traghetti compresi, abbiamo rimandato. Lo sciopero è durato fino a giovedì...

    Ristorante: consiglio a chi volesse mangiare bene e spendere poco, il ristorante "La Lampara", a Capoliveri. Un antipasto, 4 primi e 3 fritture, (tutto di pesce, naturalmente) dolce, caffè e ammazzacaffè: abbiamo speso meno di 100 €, ma tanto meno!!!

    S: Spiaggia o scogli? A voi la scelta. Io preferisco gli scogli, perchè la sabbia si appiccica e con l'olio superabbrozzante sembravo una patatina impanata pronta da friggere!

    Sole: cioè che mi era mancato in Sardegna, perchè da sfigata avevo trovato un gran vento. A questo giro l'ho preso tutto io!!!

    T: Traghetto: Le compagnie sono 2: Toremar e Moby, una pubblica e una privata. Noi si viaggia quasi sempre in Toremar per l'Elba, perchè in un'ora (da Piombino) si attraversa. Costa meno rispetto alla Moby, ma offre anche meno servizi per i bambini, cosa di cui ormai la Moby sembra aver fatto il suo punto di forza. Ma per un'ora...

    Tenda: A parte l'intelaiatura, i picchetti l'ho messi tutti io!!! Memore poi dell'ultima vacanza in tenda e del temporale che mi spaventò a morte, ne ho messi una quantità esagerata...

    U: Università: Per una settimana non ho messo piede in facoltà. In reltà i miei amici mi sono un po' mancati... I libri? Un po' meno...

    V: Versilia: Sabato, non contenti, siamo scappati a Viareggio dai miei. La separazione dal mare è stata veramente dura... E per tornare alla polemica del "vuoto" elbano, devo dire che mi ha stupito vedere tanta gente, soprattutto, è vero, famiglie, ma la sera c'è un gran movimento di ragazzi. Rivalutazione del territorio e investimenti... Complimenti!!!

    Z: Zia: mia Zia è venuta a prenderci in stazione. 85 anni e non sentirli...

    July 01

    Molière e Stendhal: la mancanza del padre

     

     

    Cosa può unire due autori così diversi? Apparentemente, niente. Sono entrambi francesi ma appartengono a due secoli lontani, Molière teatrante del ‘600 mentre Stendhal ha avuto successo con i romanzi nel ‘800, due personalità diverse per la loro sensibilità, per la loro ideologia, ma simili nella loro appartenenza alla società dei rispettivi secoli.

    Si tratta infatti di due autori solitari: Molière mette in scena l’ “originale” come figura teatrale e comica, sentendosi egli stesso trattato come tale; Stendhal narra del sentimentalmente distaccato dal mondo, cosa occorsa all’autore durante il suo “esilio” a Civitavecchia. Ma in questo caso non vogliamo parlare di argomenti già ampiamente trattati a proposito dei due autori, vogliamo semplicemente mettere in luce un parallelismo che lega i due non in qualcosa che c’è, ma in qualcosa che manca.

    Studiando approfonditamente due testi su i due autori, rispettivamente Francesco Fiorentino, Il Ridicolo nel teatro di Molière[1], e Victor Brombert, Stendhal, Romanzo e temi della libertà[2], si nota la mancanza della figura paterna. Entrambi i saggisti infatti affrontando le opere degli autori paragonandole alla biografia, molto incidente nelle varie creazioni, parlano della figura paterna in termini di mancanza. Per Molière si tratta di un percorso che parte dalle prime opere, i cui la guida viene descritta come tirannica (L'École des maris) e ridicola in quanto possessiva (Molière crea il comico per eccesso di una particolarità). Scorrendo le varie pièces si nota come un percorso che questo personaggio affronta, passando dal Tartuffe ou l'Imposteur, in cui il padre di famiglia è incapace di rendersi conto del vero impostore arrivando a diseredare il figlio, al Dom Juan ou le Festin de pierre , in cui il ruolo del padre viene esplicitamente sminuito in scena dal figlio che lo raggira[3], fino alle ultime commedie, in cui si dichiara apertamente la “malattia” della guida, come ne Le Malade immaginaire e L'Avare ou l'École du mensonge. La differenza tra le pièces sta nella capacità di chi ruota intorno a queste figure di risollevarne le sorti, di aiutarli a ritrovare il proprio ruolo: nell’Ecole tocca al fratello[4], nel Dom Juan il padre è sostituito sarcasticamente da Sganarelle, nel Tartuffe il figlio stesso diviene guida, nelle commedie del cosiddetto “ultimo periodo” questo ruolo di “Rassonneur” viene attribuito a tutta la famiglia che cerca non solo di guarire dalla mania il malato ma anche di reintegrarlo nella società. C’è dunque una ricerca costante di una figura che guidi la famiglia-società che Molière identificava col Re (come si nota dal finale del Tartuffe[5]) che ha comunque sempre bisogno di essere aiutata ad affrontare il problema.

    In Stendhal questa mancanza è forse più affettiva, ma sempre assente. Il protagonista di Le rouge et le noir, Julien Sorel, si dibatte in una società che non lo accetta, a suo avviso, per le sue modeste origini, esplicitando un rifiuto che è più suo che degli altri. Infatti egli non è accettato dalla sua famiglia, padre e fratelli compresi, che vedendo in lui delle capacità a loro sconosciute non riescono a dargli valore. Il romanzo si apre proprio con una scena di denigrazione da parte del padre verso qualcosa a lui ignoto, (il libro di Julien,): sconosciuto in quanto mai presentato al padre dal figlio. Non c’è apertura o dialogo tra i due, non si spiegano, e si lasciano in un’atmosfera di indifferenza affettiva che nel finale si ritroverà durante la visita nel carcere. Julien durante tutto il percorso del romanzo non fa altro che cercare figure autoritarie che siano in grado di guidarlo nel mondo, ma ogni volta che le trova, non sapendo come comportarsi, le tratta malamente, le tradisce. Questo accade con M. de Renal e sua moglie, che sarà il suo grande amore, con M. De la Mole, anch’egli tradito nel momento in cui si instaura una relazione tra la figlia Matilde e Julien. I vari prelati poi che Julien sceglie come guide spirituali non vengono mai trattati con sincerità, anzi spesso vengono sfruttati per la loro posizione a favore del protagonista che cerca di elevare il suo status sociale. In questi comportamenti, sempre ampiamente ragionati e calcolati dal giovane seminarista, si nota un’incapacità di legami affettivi sinceri, quindi una falsità. Si potrebbe arrivare a dire che Julien recita, creando già un collegamento con Molière. Egli infatti nelle varie vicissitudini che incontra si cuce sempre addosso un ruolo da interpretare, e questo meccanismo viene reso evidente dall’autore nei passi in cui Julien, per impressionare la famiglia De Renal e il Vescovo, recita a memoria passi della Bibbia in latino, oppure quando ripete a M. De La Mole la prima pagina del giornale, come su un palcoscenico immaginario dove lui è il solo attore e tutti gli altri sono spettatori. Tutto questo Julien lo fa per essere accettato, come se le sue alte conoscenze facessero il pari con le sue basse origini.

    In entrambi gli autori sono possibili dei collegamenti biografici che possono forse spiegare questo comportamento. Infatti paragonando le vite dei due si nota che sono rimasti orfani di madre durante l’infanzia e che i padri sono stati poco presenti nelle loro vite. Il padre di Molière si risposò e sfortuna vuole che anche la matrigna morisse, lasciando il piccolo commediografo più alle cure del nonno materno, che lo introdusse al mondo del teatro. Per Stendhal invece, la mancanza del padre fu dovuta a cause politiche che portarono all’imprigionamento di M. Beyle (ricordiamo che il vero nome di Stendhal è Henri Beyle) durante il Terrore, che portò all’affidamento dell’autore ad un precettore, l’Abate Raillane. Entrambi gli autori, poi, hanno viaggiato molto, instaurando rapporti con molte figure anche importanti e intrecciando relazioni amorose: Stendhal attraverso le varie campagne di guerra e Molière con la sua troupe itinerante, l’Illustrè Tèâtre, che permisero loro di trovare molti spunti per i loro scritti, come il soggiorno di Stendhal a Parma, dove trovò l’ambiente giusto per La Chartreuse de Parme, mentre per Molière si tratta più di uno studio del personaggio e delle sue caratteristiche, come ne Les Précieuses ridicole.

    Le conclusioni alle quali però i due autori giungono sono ben diverse: se nelle commedie Molièriane il percorso porta a una guarigione o ad una volontà di reinnesto societario del maniaco[6], in Stendhal al protagonista non rimane altro che una vera prigione, non mentale, che lo accompagna alla morte.

    Attraverso questa analisi si è voluto dare uno spunto per una discussione sull’argomento, non pretendendo affatto di aver esaurito il problema, in quanto ci rendiamo conto di sfociare spesso in un’analisi psicologica a distanza, campo che non ci compete, che però ci risulta utile per comprendere i due autori.



    [1] F.Fiorentino, Il ridicolo nel teatro di Molière, Venezia , Piccola Biblioteca Einaudi, 1997.

    [2] V. Brombert, Stendhal: romanzo e temi della libertà, Bologna, Il Mulino, 1994, trad. di Maria Luisa Bassi. Ed. Originale: Stendhal: Fiction And The Themes Of Freedom, NY, Random House, 1968.

    [3] Molière, Dom Juan ou le Festin de pierre, atto IV, scena IV.

    [4] F.Fiorentino, pag. 121 «La sfida tra i due fratelli sulla giustezza dei loro opposti metodi educativi, lanciata nelle prime due scene dell’atto I, ha un peso decisivo sull’azione drammatica […] Sarà questa rivalità a perderlo definitivamente. Il desiderio di vedere afflitto Ariste ».

    [5] Da sottolineare che la rappresentazione di Tartuffe, avvenne per la prima volta nel 1664, in tre atti, ma fu subito attaccata dai “devoti” che costrinsero l’autore ad un processo lungo 5 anni. Il 5 Febbraio del 1669, ricevette l’autorizzazione dal Re per la rappresentazione della versione definitiva in cinque atti.

    [6] Cnf. Molière, Le Misantrophe, atto V, scena IV, Philinte «Andiamo, mia signora, e usiamo ogni maniera per spezzare l’intento che il suo cuor si propone».

     

    Questo articolo è stato pubblicato alla fine di Giugno 2008 su "Il Pensiero Secondo", rivista culturale degli studenti di Lettere e Filosofia di Firenze. Per info lasciate un commento!!!

    March 29

    A Te

    A te che sei l’unica al mondo
    L’unica ragione per arrivare fino in fondo
    Ad ogni mio respiro
    Quando ti guardo
    Dopo un giorno pieno di parole
    Senza che tu mi dica niente
    Tutto si fa chiaro
    A te che mi hai trovato
    All’ angolo coi pugni chiusi
    Con le mie spalle contro il muro
    Pronto a difendermi
    Con gli occhi bassi
    Stavo in fila
    Con i disillusi
    Tu mi hai raccolto come un gatto
    E mi hai portato con te
    A te io canto una canzone
    Perché non ho altro
    Niente di meglio da offrirti
    Di tutto quello che ho
    Prendi il mio tempo
    E la magia
    Che con un solo salto
    Ci fa volare dentro all’aria
    Come bollicine
    A te che sei
    Semplicemente sei
    Sostanza dei giorni miei
    Sostanza dei giorni miei
    A te che sei il mio grande amore
    Ed il mio amore grande
    A te che hai preso la mia vita
    E ne hai fatto molto di più
    A te che hai dato senso al tempo
    Senza misurarlo
    A te che sei il mio amore grande
    Ed il mio grande amore
    A te che io
    Ti ho visto piangere nella mia mano
    Fragile che potevo ucciderti
    Stringendoti un po’
    E poi ti ho visto
    Con la forza di un aeroplano
    Prendere in mano la tua vita
    E trascinarla in salvo
    A te che mi hai insegnato i sogni
    E l’arte dell’avventura
    A te che credi nel coraggio
    E anche nella paura
    A te che sei la miglior cosa
    Che mi sia successa
    A te che cambi tutti i giorni
    E resti sempre la stessa
    A te che sei
    Semplicemente sei
    Sostanza dei giorni miei
    Sostanza dei sogni miei
    A te che sei
    Essenzialmente sei
    Sostanza dei sogni miei
    Sostanza dei giorni miei
    A te che non ti piaci mai
    E sei una meraviglia
    Le forze della natura si concentrano in te
    Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
    Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
    A te che sei l’unica amica
    Che io posso avere
    L’unico amore che vorrei
    Se io non ti avessi con me 
    A te che hai reso la mia vita bella da morire,
    Che riesci a render la fatica un' immenso piacere, 
    A te che sei il mio grande amore
    Ed il mio amore grande, 
    A te che hai preso la mia vita
    E ne hai fatto molto di più, 
    A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo, 
    A te che sei il mio amore grande
    Ed il mio grande amore, 
    A te che sei, semplicemente sei,
    Sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei... 
    E a te che sei, semplicemente sei,
    Compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...
    January 28

    La Rosa Bianca

    Parrocchia S. Maria a Fibbiana  &  Circolo MCL Pio XII
     
    Presentano
     
    LA ROSA BIANCA
    volti di un'amicizia
     
     

    "Tra il 1942 e il 1943 alcuni studenti della facoltà di medicina di Monaco distribuiscono volantini firmati «Rosa Bianca» che incitano alla resistenza contro Hitler e chiedono libertà per il popolo tedesco. Perché rischiano la vita? Che cosa li unisce? Da dove nasce in loro il coraggio e il giudizio? La «Rosa Bianca» non è innanzi tutto un gruppo di resistenza, quanto piuttosto un gruppo di persone unite da una profonda amicizia."

     

     

    20060502124651_rosa bianca 

    Venerdì 8 Febbraio ore 21.15

    Introduzione alla mostra con

    Don Andrea Bellandi,

    Preside della Facoltà Teologica di Firenze 

     

    locandina_la rosa biancaBIG

    Martedì 19 Febbraio ore 21.15

    Proiezione del Film

    "La Rosa Bianca"

    Regia di Marc Rothemund

     

    La mostra sarà esposta dall' 8 al 19 Febbraio presso i locali del Circolo, dove si svolgeranno gli incontri.

    Il sabato e la domenica possibilità di visite guidate per gruppi con orario 10-12 / 16-19.

     

     

    November 08

    Finestre

     

    Una finestra sul mondo, in attesa che qualcuno arrivi...

    Una finestra incastrata in un muro crepato, vecchio, sporco, testimone di molte battaglie, di vite, di pensieri, di attese. Impronte di scarpe...

    Entra il sole da quella finestra, brutta e scura, di un marrone sciupato, accostata. Entra il sole. E si intravedono altre finestre, tutte diverse: diverse forme e colori, diversi gli interni che possono aprire. Quanti mondi al di là di quei vetri coperti. Tende che nascondono la trasparenza, persiane scrostate che si aprono a metà, serrande che si muovono col vento. Quante storie oltre quelle finestre.

    Un muro le tiene insieme. Le unisce tutte. Un muro fatto di ma ttoni rossi, tanti rossi diversi per tanti mattoni diversi. Si può capire quali sono i più nuovi e quali i più vecchi. Si può capire dalla disposizione cosa c'era ed è stato tolto. Ma cosa li tiene insieme.

    Cemento. Sempre lo stesso cemento, di epoche disparate, ma sempre fatto uguale. Una colla. Hanno tentato di nascondere tutto con l'intonaco, ma in alcuni punti è crollato, lasciando vedere cosa c'è sotto. I mattoni da vivo.

    Ma sotto quella finestra che lascia entrare il sole e permette di vedere questo mondo sconosciuto, una freccia verde cattura l'attenzione. E' la strada da prendere, quasi che volesse dirti di non passare da quella apertura.

    "Non ti buttare, non sai cosa c'è tra qui e quel mondo! Prendi questa strada, scendi queste scale!"

    E' un percorso prestabilito, obbligatorio.

    "Ciò che vedi al di là non è alla tua portata", sembra dirti...

     

    Freccia-verde-sx

     

    Per ora l'immagine è questa... Presto posterò l'"originale"... Compresa di finestra...

    October 25

    Notturno #2

     

    A volte ti senti come se avessi vissuto sotto una campana di vetro che si è improvvisamente rotta. E nei frantumi di quel materiale così limpido rivedi tutto quello che è stato, e non lo riconosci. Vedi tutto quello che c'è, e non lo capisci. Vedi ciò che sarà e non ti piace.

    La realtà ti sbatte la faccia contro uno specchio in cui ti rivedi, ma non sei più quello che credevi di essere.

    E come vai avanti?

    Guardando e cercando in quel che vedi qualcosa di buono, che abbia in sè la promessa che ti è stata fatta.

     

    specchioantoniotamburro

     

    Antonio Tamburro, Davanti allo Specchio

    October 15

    L'Attimo Fuggente: non solo "Carpe Diem"

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    O Me! O Life! - Walt Whitman

    O Me! O life! of the questions of these recurring,
    Of the endless trains of the faithless, of cities fill'd with the foolish,
    Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
    Of eyes that vainly crave the light, of the objects mean, of the struggle ever renew'd,
    Of the poor results of all, of the plodding and sordid crowds I see around me,
    Of the empty and useless years of the rest, with the rest me intertwined,
    The question, O me! so sad, recurring-What good amid these, O me, O life?

    Answer.
    That you are here-that life exists and identity,
    That the powerful play goes on, and you may contribute a verse.

    O me! O vita! Per queste domande ricorrenti,
    Nelle sterminate folle di infedeli, nelle città piene di stolti,
    In me stesso, sempre a biasimare me stesso (e chi più stolto di me, chi più infedele?)
    Negli occhi che invano bramano la luce, nel significato delle cose, nella lotta che sempre si rinnova,
    Negli scadenti risultati di ognuno, nelle folle sordide e stanche che vedo attorno a me,
    Nei vuoti e inutili anni dell'oblìo, con l'oblìo che a me si avvolge,
    La domanda, o me! Così triste e ricorrente - Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?

    Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità. Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso...

    e quale sarà il tuo verso?

    Excerpt from Walden - Henry David Thoreau

    I went to the woods because I wished to live deliberately, to front only the essential facts of life, and see if I could not learn what it had to teach, and not, when I came to die, discover that I had not lived. I did not wish to live what was not life, living is so dear, nor did I wish to practice resignation, unless it was quite necessary. I wanted to live deep and suck all the marrow of life, to live so sturdily and Spartan-like as to put to rout all that was not life, to cut a broad swath and shave close, to drive life into a corner, and reduce it to its lowest terms, and if it proved to be mean, why then to get the whole and genuine meanness of it, and publish its meanness to the world; or if it were sublime, to know it by experience, and be able to give a true account of it in my next excursion. For most men, it appears to me, are in a strange uncertainty about it, whether it is of the devil or of God, and have somewhat hastily concluded that it is the chief end of man here to "glorify God and enjoy him forever."

     

    Andai nei boschi perchè volevo vivere con saggezza, volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, e sbaragliare tutto ciò che non era vita, e per non scoprire,in punto di morte, che non ero vissuto.

    (per il resto della traduzione, con calma arriverà...)

     

    Sonnet XVIII - William Shakespeare

    Shall I compare thee to a summer's day?
    Thou art more lovely and more temperate:
    Rough winds do shake the darling buds of May,
    And summer's lease hath all too short a date:
    Sometime too hot the eye of heaven shines,
    And often is his gold complexion dimm'd;
    And every fair from fair sometime declines,
    By chance or nature's changing course untrimm'd;
    But thy eternal summer shall not fade
    Nor lose possession of that fair thou owest;
    Nor shall Death brag thou wander'st in his shade,
    When in eternal lines to time thou growest:
    So long as men can breathe or eyes can see,
    So long lives this and this gives life to thee.

     

    Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?
    Tu sei ben più raggiante e mite:
    venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
    e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
    talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
    e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
    e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
    spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
    Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
    né perdere possesso del bello che tu hai;
    né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
    perché al tempo contrasterai la tua eternità:
         finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
         questi versi avranno luce e ti daranno vita.

     

    Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta. (Prof. Keating)

    Two roads diverged in a wood, and I – I took the one less traveled by

     

    Funeral Blues - Wystan Hugh Auden

    ...Stop all the clocks, cut off the telephone, Prevent the dog from barking with a juicy bone, Silence the pianos and with muffled drum Bring out the coffin, let the mourners come. Let aeroplanes circle moaning overhead Scribbling on the sky the message He Is Dead, Put crêpe bows round the white necks of the public doves, Let the traffic policemen wear black cotton gloves. He was my North, my South, my East and West, My working week and my Sunday rest, My noon, my midnight, my talk, my song; I thought that love would last for ever: I was wrong. The stars are not wanted now: put out every one; Pack up the moon and dismantle the sun; Pour away the ocean and sweep up the wood. For nothing now can ever come to any good.

    Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono e regalate un osso al cane, affinché non abbai. Faccia silenzio l'orologio, tacciano i risonanti tamburi, che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti. Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l'odioso messaggio: lui è morto. Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri. Lui era il mio nord, era il mio sud, era l'oriente e l'occidente, i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa, era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole. Credevo che l'amore potesse durare per sempre. Beh, era un'illusione. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente.

     

    O Captain My Captain - Walt Whitman

    O Captain! my Captain! our fearful trip is done,
    The ship has weather'd every rack, the prize we sought is won,
    The port is near, the bells I hear, the people all exulting,
    While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring;
    But O heart! heart! heart!
    O the bleeding drops of red,
    Where on the deck the Captain lies,
    Fallen cold and dead.

    O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
    Rise up --- for you the flag is flung --- for you the bugle trills,
    For you the bouquets and ribbon'd wreaths --- for you the shores a-crowding,
    For you they call, the swaying mass, their eager faces turning,
    Here Captain! dear father!
    The arm beneath your head!
    It is some dream that on the deck,
    You've fallen cold and dead.

    My Captain does not answer, his lips are pale and still,
    My father does not feel my arm, he has no pulse nor will,
    The ship is anchor'd safe and sound, its voyage closed and done,
    From fearful trip the victor ship comes in with object won;
    Exult O shores, and ring O bells!
    But I with mournful tread,
    Walk the deck my Captain lies,
    Fallen cold and dead.

     

    O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
    La nave ha superato ogni tempesta, l'ambito premio è vinto,
    Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,
    Gli occhi seguono la solida chiglia, l'audace e altero vascello;
    Ma o cuore! cuore! cuore!
    O rosse gocce sanguinanti sul ponte
    Dove è disteso il mio Capitano
    Caduto morto, freddato.
    O Capitano! mio Capitano! àlzati e ascolta le campane; àlzati,
    Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
    I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
    Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
    Qua Capitano! padre amato!
    Questo braccio sotto il tuo capo!
    É un puro sogno che sul ponte
    Cadesti morto, freddato.
    Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
    Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
    La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
    Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
    Rive esultate, e voi squillate, campane!
    Io con passo angosciato cammino sul ponte
    Dove è disteso il mio Capitano
    Caduto morto, freddato.

     

    "Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo! Io vi propongo di andare più in là dell'orizzonte, e se anche non abbiamo l'energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo siamo ancora gli stessi, unica uguale tempra di eroici cuori, indeboliti forse dal tempo, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare, di non cedere..."

    October 12

    Mission: Storia di una conversione

    Raccontare una conversine per immagini. E' questo quello che si vede in un film come "Mission". Tutto può essere descritto dalle imaagini, dalla musica, dai volti degli attori che esprimono la sofferenze, il dramma di una decisione per la vita. Non è un film che arriva alla prima, ci vogliono un paio di visioni per comprenderne il vero significato. Superato lo sdegno iniziale della crocifissione, si capisce alla fine il significato simbolico dell'inizio: dare la vita per ciò che si ama.Questo è quello che Rodrigo (Robert De Niro) capirà in seguito, l'estremo sacrificio della propria vita per ciò a cui veramente si tiene. Quello che stupisce è il rapporto tra Rodrigo e Padre Gabriel (Geremy Irons), il quale convince il primo a seguirlo nella missione di San Carlos dopo l'atroce delitto che è stato commesso: Rodrigo si è infatti macchiato di uno fra i più terribili degli omicidi: fratricidio. In nome di cosa? Dell'amore. Ma di lì a poco conoscerà un amore ancor più grande, che pagherà egli stesso con la vita. Rodrigo segue Gabriel, dà credito alle sue parole, si lascia aiutare e ci porta a compiere con lui un cammino faticoso, verso la missione, oltre le cascate. Un cammino impervio, dove il protagonista si intestardisce di condurre anche quello che gli altri frati chiamano "il fardello". Questo peso, che è la sua corazza di mercenario, Rodrigo vuole portarla con sè, come ultimo vessillo di ciò che è, che è convinto di essere. I frati stessi cercano di liberarlo, di togliergli dalle spalle quel fardello, per la sofferenza che gli provoca, dimostrandosi più amici di quello che dovrebbero essere. Giunto alla missione, gli Indio, i Guarani dai quali è andato a vivere, lo liberano da tutto ciò che è stato, tramite la loro semplicità: e Rodrigo non può fare altro che arrendersi alla volontà, a questo punto evidente, di un'altro, lasciandosi trasportare da un pianto liberatorio, le cui lacrime si confondono nella pioggia di quel luogo (in tutto il film la pioggia torna ricorrente, come acqua purificatrice dall'alto), apparentemente dimenticato dal mondo. E a guardar bene, si nota come De Niro, partito carico di pregiudizi, lui, che i Guarani li cacciava come bestie selvatiche per farne schiavi, ora sia diventato del loro stesso colore, un colore di terra, di natura, che si confonde con quello delle rocce circostanti, rendendolo ancora più simile a loro, spogliandolo di ogni sovrastruttura mondana, quell appunto che si era portato dietro con tanta caparbietà. E viene accolto dalle braccia di Gabriel, arrivato già da tempo, che lo stringe, dimostrandogli come si possa aspettare, come chi ha fiducia e speranza possa saper aspettare i tempi dell'altro. Non è una conversione imposta, ma un'attesa di riconoscimento. Da qui tutto lo svolgersi della storia, con il suo sottofondo di Storia con la S maiuscola. La disputa tra Spagnoli, Portoghesi e Stato della Chiesa per i territori dove sorgono la missioni e le decisioni, prese in nome di un'autorità che si chiama guadagno, tornaconto. Questo porterà Rodrigo, ormai novizio gesuita, a riscoprire ciò che in lui c'è per natura: uno spirito combattivo. Andando contro il suo grande amico, si schiera con gli Indio, va a combattere con loro contro ciò in cui crede e credeva: gli schiavisti, lo stato e la Chiesa. Si senta tradito da tutto ciò in cui a creduto, ma questo non fa altro che portare fuori tutto di lui. Se prima, quando era un mercante di amine e corpi, tralasciava di sentire la sua parte umana, ora, da gesuita, tralasciava la sua parte combattiva. Non trova il suo equilibrio, soccombendo all'ultimo attacco da parte dei nemici. Ma la sua morte avviene accanto a coloro che lo hanno amato, fianco a fianco con coloro che gli hannoperfesso, e ai quali lui a permesso, di vedere tutto di sè.

    Una parola sulla colonna sonora: il primo approccio che Gabriel ha con i Guarani avviene tramite la musica, quella che ormai tutti conosciano, quel flauto (nel film, in realtà un Oboe, da cui il titolo"Gabriel's Oboe") che suona in mezzo alla giungla. Questo a significare che in fondo al cuore dell'uomo c'è sempre un criterio per scoprire ciò che è buono, ciò che è possibilità per la propria vita.  

    Note storiche e tecniche:

    Titolo originale:
    The Mission

    Paese:Gran Bretagna                                        

    Anno:1986                                                       

    Durata:126'                                                     

    Genere:drammatico                                         

    Regia:Roland Joffé                                           

    Soggetto:Robert Bolt                                     

    Sceneggiatura:Robert Bolt                               

    Attori:

    Robert De Niro: Rodrigo Mendoza              

    Jeremy Irons: Padre Gabriel

    Ray McAnally: Cardinale Altamirano

    Aidan Quinn: Felipe

    Liam Neeson: Fielding

    Cherie Lunghi: Carlotta

    Ronald Pickup: Hontar

    Chuck Low: Cabeza

    Bercelio Moya: ragazzo indio

               mission                                                            

    Fotografia:Chris Menges                           

    Montaggio:Jim Clark                                  

    Effetti speciali:Peter Hutchinson            

    Musiche:Ennio Morricone

    Scenografia:Stuart Craig

    Premi: Palma d'oro al Festival di Cannes (1986)

               Oscar alla migliore fotografia (1987)

    Info da Wikipedia

    October 08

    Il Cacciatore di Aquiloni - Khaled Hosseini

    "Vieni. Esiste un modo per tornare ad essere buoni"

     

    "In un saggio narrativo […] ciò che conta è che il fatto mantenga non tanto la verosimiglianza realistica, ma si riferisca ad eventi reali, che l'autore e il lettore non smettono d considerare come reali, appartenenti alla cronaca o alla storia".[1]

    Questo passo sta sulla mia scrivania da una settimana. È ciò che sto studiando per un esame e mai prima d'ora mi era apparso tanto utile il mio studio per capire ciò che ho davanti. Ciò che Berardinelli cerca di esprimere è come una tacita intesa che deve esserci tra autore e lettore, un'intesa di fiducia tra chi consegna qualcosa e chi la riceve. C'è un rapporto di sincerità.

     

    Appena finito di leggere "Il cacciatore di aquiloni" non riuscivo a rallentare il battito del mio cuore, tanto ero emozionata, stordita da tanta semplicità. La semplicità con cui l'autore ha saputo trasmettere i suoni, gli odori, le emozioni e le sensazioni di una storia difficile da raccontare, ma proprio per la sua difficoltà estremamente importante. Il rapporto che si è creato tra me e questo romanzo è stato incredibile: trovare frasi e discorsi che mi hanno commossa, che avrei potuto riferire a me. Trovare nelle descrizioni dei personaggi, nelle delineature dei loro caratteri qualcosa da riferire alla mia realtà, al mio vissuto, un'immedesimazione.

    Il romanzo racconta una storia dall'ambientazione diversa dal solito, un Afghanistan che non ti aspetti, vista con gli occhi di un bambino, un bambino pieno di incertezze e paure sempre alla ricerca di approvazione e sentimenti, di certezze e carezze che non sa trovare dentro di sé. Quel bambino si chiama Amir. E ci racconta la sua storia in un paese privo di guerra e violenza, dove ancora regna la pace e la felicità, un paese normale, si direbbe, ma pieno di paradossi e contraddizioni. Appunto, un paese normale. Dove in nome dell'apparenza le persone si mentono e giocano con le loro vite senza rendersi conto del male che fanno, dove è più importante salvare la faccia che dire la verità. Dove la diversità si chiama religione, o etnia, e si crede fermamente nella separazione delle caste. Dove un uomo che ama una donna deve rinunciare a lei per antiche tradizioni imposte dall'alto di chissà quale autorità. Chi non riconosce qualcosa del proprio paese, delle propria vita, in questo? La sincerità dell'autore sta nel far ammettere al piccolo Amir la sua incapacità di andare contro a tutto questo. La narrazione si incentra sulla sua ricerca di coraggio, una forza che lo aiuti a far uscire finalmente il buono che c'è in lui, e andando avanti, pagina dopo pagina, nel turbine di emozioni che provoca questa lettura, non smette mai di mettere di fronte il lettore alla sua debolezza. A tratti dà la nausea da quanto è codardo. Ti fa stringere nelle spalle, perchè pensi che non ci sia più niente da fare, perchè ti chiedi di che cosa sarà capace nella vita uno così. Ti guardi e ti dici, ti autoconvinci, ci provi almeno, di non essere così. Ma alla fine sai che c'è qualcosa di Amir anche in te, forse più di quanto immagini o vuoi veramente ammettere. Noi non siamo Dio, non siamo perfetti. E se riconosci i tuoi limiti e ne sei consapevole, ritrovi anche solo un piccolo pezzetto di te in Amir.[2] Ma vai avanti. E conosci tutti i personaggi della vicenda, e ti affezioni.

    Hassan. Hassan è l'amico di Amir. Se trovi qualcosa di te in Amir, trovi ciò che vorresti essere in Hassan. La sua fedeltà, la sua capacità di amare incondizionatamente. Vorresti essere così, desidereresti per te di essere così. E visto che ti sei un po' immedesimato in Amir, vorresti qualcuno come Hassan accanto a te. Qualcuno che non è capaci di tradimento, perchè non lo conosce, perchè non sa come si fa a tradire. Qualcuno che non mente e che ti è sempre vicino, pronto ad accoglierti, con tutti i tuoi limiti e malesseri, pronto a guardarti e dirti "Per te questo e altro".

    Come si sviluppa la storia non posso raccontarlo, non posso svelare tutto. Posso solo dire che questo romanzo attanaglia il cuore, lo fa battere all'impazzata fino all'ultima pagina, tanto da far dispiacere il lettore che sia già finito.

     

    Ci sono alcune persone che vorrei ringraziare per avermi fatto incontrare questo libro: chi me ne ha parlato per la prima volta, l'Angela, e chi ha avuto la carità di leggerlo prima di me, la Sara e l'Eleonora, che mi hanno fatto venire una gran curiosità e che non avrei potuto non seguire anche in questo. Grazie.

     

    http://www.hosseini.it

     

    Il  cacciatore di aquiloni



    [1] A. Berardinelli, La forma del saggio, in Manuale di Letteratura italiana. Storia per generi e problemi, a cura di Franco Brioschi e Costanzo Di Girolamo, IV. Dall’Unità d’Italia alla fine del Novecento, Torino, Bollati Boringhieri, 1996.

    [2] Per me è stata la paura di girare pagina: a volte non avrei voluto continuare a leggere per il terrore di ciò che sarebbe accaduto, ma per fedeltà a me stessa sono andata avanti. Dostet darum.

    September 22

    Canto Notturno di un Pastore Errante dell'Asia

     G. Leopardi

      Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

    Silenziosa luna?

    Sorgi la sera, e vai,

    Contemplando i deserti; indi ti posi.

    Ancor non sei tu paga                                        5

    Di riandare i sempiterni calli?

    Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga

    Di mirar queste valli?

    Somiglia alla tua vita

    La vita del pastore.                                          10

    Sorge in sul primo albore

    Move la greggia oltre pel campo, e vede

    Greggi, fontane ed erbe;

    Poi stanco si riposa in su la sera:

    Altro mai non ispera.                                       15

    Dimmi, o luna: a che vale

    Al pastor la sua vita,

    La vostra vita a voi? dimmi: ove tende

    Questo vagar mio breve,

    Il tuo corso immortale?                                     20

     

      Vecchierel bianco, infermo,

    Mezzo vestito e scalzo,

    Con gravissimo fascio in su le spalle,

    Per montagna e per valle,

    Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,                   25

    Al vento, alla tempesta, e quando avvampa

    L'ora, e quando poi gela,

    Corre via, corre, anela,

    Varca torrenti e stagni,

    Cade, risorge, e più e più s'affretta,                     30

    Senza posa o ristoro,

    Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva

    Colà dove la via

    E dove il tanto affaticar fu volto:

    Abisso orrido, immenso,                                     35

    Ov'ei precipitando, il tutto obblia.

    Vergine luna, tale

    E la vita mortale.

     

      Nasce l'uomo a fatica,

    Ed è rischio di morte il nascimento.                   40

    Prova pena e tormento

    Per prima cosa; e in sul principio stesso

    La madre e il genitore

    Il prende a consolar dell'esser nato.

    Poi che crescendo viene,                                     45

    L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre

    Con atti e con parole

    Studiasi fargli core,

    E consolarlo dell'umano stato:

    Altro ufficio più grato                                       50

    Non si fa da parenti alla lor prole.

    Ma perché dare al sole,

    Perché reggere in vita

    Chi poi di quella consolar convenga?

    Se la vita è sventura,                                        55

    Perché da noi si dura?

    Intatta luna, tale

    E lo stato mortale.

    Ma tu mortal non sei,

    E forse del mio dir poco ti cale.                         60

     

      Pur tu, solinga, eterna peregrina,

    Che sì pensosa sei, tu forse intendi,

    Questo viver terreno,

    Il patir nostro, il sospirar, che sia;

    Che sia questo morir, questo supremo                65

    Scolorar del sembiante,

    E perir dalla terra, e venir meno

    Ad ogni usata, amante compagnia.

    E tu certo comprendi

    Il perché delle cose, e vedi il frutto                     70

    Del mattin, della sera,

    Del tacito, infinito andar del tempo.

    Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore

    Rida la primavera,

    A chi giovi l'ardore, e che procacci                      75

    Il verno co' suoi ghiacci.

    Mille cose sai tu, mille discopri,

    Che son celate al semplice pastore.

    Spesso quand'io ti miro

    Star così muta in sul deserto piano,                     80

    Che, in suo giro lontano, al ciel confina;

    Ovver con la mia greggia

    Seguirmi viaggiando a mano a mano;

    E quando miro in cielo arder le stelle;

    Dico fra me pensando:                                       85

    A che tante facelle?

    Che fa l'aria infinita, e quel profondo

    Infinito seren? che vuol dir questa

    Solitudine immensa? ed io che sono?

    Così meco ragiono: e della stanza                        90

    Smisurata e superba,

    E dell'innumerabile famiglia;

    Poi di tanto adoprar, di tanti moti

    D'ogni celeste, ogni terrena cosa,

    Girando senza posa,                                           95

    Per tornar sempre là donde son mosse;

    Uso alcuno, alcun frutto

    Indovinar non so. Ma tu per certo,

    Giovinetta immortal, conosci il tutto.

    Questo io conosco e sento,                                  100

    Che degli eterni giri,

    Che dell'esser mio frale,

    Qualche bene o contento

    Avrà fors'altri; a me la vita è male.

     

      O greggia mia che posi, oh te beata,                  105

    Che la miseria tua, credo, non sai!

    Quanta invidia ti porto!

    Non sol perché d'affanno

    Quasi libera vai;

    Ch'ogni stento, ogni danno,                               110

    Ogni estremo timor subito scordi;

    Ma più perché giammai tedio non provi.

    Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,

    Tu se' queta e contenta;

    E gran parte dell'anno                                       115

    Senza noia consumi in quello stato.

    Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,

    E un fastidio m'ingombra

    La mente, ed uno spron quasi mi punge

    Sì che, sedendo, più che mai son lunge                120

    Da trovar pace o loco.

    E pur nulla non bramo,

    E non ho fino a qui cagion di pianto.

    Quel che tu goda o quanto,

    Non so già dir; ma fortunata sei.                         125

    Ed io godo ancor poco,

    O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.

    Se tu parlar sapessi, io chiederei:

    Dimmi: perchè giacendo

    A bell'agio, ozioso,                                              130

    S'appaga ogni animale;

    Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

     

      Forse s'avess'io l'ale

    Da volar su le nubi,

    E noverar le stelle ad una ad una,                      135

    O come il tuono errar di giogo in giogo,

    Più felice sarei, dolce mia greggia,

    Più felice sarei, candida luna.

    O forse erra dal vero,

    Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:             140

    Forse in qual forma, in quale

    Stato che sia, dentro covile o cuna,

    È funesto a chi nasce il dì natale.

     
    Da: "Canti", composta nel 1829-1830, pubblicata nel 1831.
     
    Questo è per fare il pari con Dante... D'altra parte sono due "padri" della letteratura italiana.
     
    LUNA
     
     
     
    September 17

    Notturno

    Odio la pioggia.
    E in questi giorni l'aspettavo.
    Si dice che ripulisca l'aria.
    Ma qualcosa che ripulisca l'anima, il cuore?
    No, quello non esiste.
    Ogni goccia, una lacrima.
    Ogni goccia, un ricordo.
    Ogni goccia, un lamento.
    Una ferita che si riapre ogni volta.
    Il lampo.
    Il tuono.
    Il vento.
    La luce di un attimo.
    Riecheggia negli occhi.
    Il rumore seguente.
    Rimbomba nelle orecchie.
    Il sibilo che scuote.
    Entra nell'anima.
    Ogni volta.
    Ogni goccia.
     
    Bastava aspettare il sole.
    Perchè stava arrivando.
    Bastava credere che ogni goccia
    si sarebbe trasformata in sorriso.
    Perchè era così.
    Perchè si stavano asciugando
    tutte le lascrime,
    tutte la gocce.
    Ma tu non hai voluto vedere.
    Non hai voluto conoscere.
    Ti ho dato la mia sofferenza,
    il mio dolore, le mie lacrime.
    Non hai voluto vedere oltre.
    Il sorriso che aspettava solo di essere visto.
    Vissuto.
    Da te.
    Non hai dato possibilità.
     
    Ogni volta è sempre più difficile lasciare delle parti di me su questo blog.
    Questa è di stanotte, son pensieri nati guardando fuori, osservando il cielo.
     
    September 10

    Per il rientro, un po' di sana poesia...

     
     
    Ho smesso di chiedere alle stelle,
    perchè non possono rispondermi.
    Ho smesso di chiedere a ciò che non è vero,
    perchè non ho bisogno di menzogne.
    Ho smesso di chiedere a chi non è,
    perchè desidero la realtà.
     
    Vivo di domande che non si perderanno nel buio di una notte,
    non spariranno con la brezza di un mattino,
    non si infrangeranno come le promesse di un tempo.
     
    Il tumulto del mio cuore e la confusione della mia mente
    si scontrano.
    Ma finirà.
    Finirà.
    Ora sono certa che finirà.
     
    Ogni tanto qualcosa esce...
    Non escono mai i titoli... Bandirò un concorso!
    Comunque mi sembra ovvio che sono tornata in attività, soprattutto grazie al fatto che, primo, sto studiando, quindi, non potendo esimermi dall'usare il mio computer, non riesco a resistere alla tentazione di scrivere, anche se la fatica è tanta; secondo, stamattina mi hanno un po' rimproverato di non aggiornare il blog, quindi mi sono sentita in dovere. 
    Spero apprezzerete almeno la buona volontà di non starvi troppo lontana...
    E mi raccomando, commentate, che così "aggiusto il tiro"!!!
     
    P.S. Mi sembra chiaro che gli interventi che avevo anticipato non li potrò inserire, visto e considerato che al Meeting ci sono stata si e no 3 ore e Loreto me la son vista in tv...
    Su Oliver ci stiamo lavorando... 
     
    September 02

    CHIUSO X MALATTIA...

     Chiedo scusa, ma mi sono fratturata 2 vertebre...
    Mi collego ma faccio fatica a scrivere, xciò ci risentiamo quando sono in piedi!!!
    Buon ritorno a tutti!!!!!
    August 14

    SARDEGNA!!!

    Ci son blog che vanno in vacanza, vedi il montablog, e altri no, o meglio hanno "già fatto"!

    Qualcuno già lo sa, qualcuno lo scoprirà su questo blog, ma quest'anno dopo ben un anno e mezzo, sono stata in vacanza! Precisamente in Sardegna… Dare un ordine a tutte le cose belle viste e vissute non era facile, allora ho escogitato un piccolo "alfabeto" che può avere anche la funzione di guida, per chi in Sardegna non c'è mai stato e per chi invece ci va da una vita, e può magari confermare le mie impressioni…

    Buon Divertimento!

     

    A

    AJO! Tipico intercalare sardo.

    Automobili: mai visto un raduno di Ferrari, Porche, Lamborghini e Aston Martin tale… addirittura un Porche Cayenne rosa confetto…

    Alba: ho visto pure quella, in mezzo al mare sul traghetto… Veramente uno spettacolo!        

    Alessia Fabiani: scusate, ma è una nana! Mi è passata accanto e, a parte l'evidente rifattume generale, soprattutto sulle labbra, aveva i tacchi di 10 cm e gli davo sopra di altri 10! Però son soddisfazioni…

     

    B

    Briatore: ebbene si, l'ho visto, con guardia del corpo al seguito munita di giubbotto antiproiettile! Credevo ci fosse un politico o un super cantante internazionale, invece era lui. Uomo affascinante, ma troppo viscido! Poi uno che mi butta fuori dal Billionare Bruce Willis per colpa della Gragoraci, mi perde punti…

    Barche: innumerevoli e di tutte le forme… Da quella di Cavalli che cambia colore e sembra più un siluro che uno yacht a quelle più strane e belle, di ogni misura e colore. Alla fine ti fanno quasi schifo, da quante ce n'è!

    Belli: io non capisco perchè la Natura sia così crudele, a volte: possibile che quelli che c'hanno i soldi sono anche belli? Un po' di giustizia si può avere?? Una distribuzione più equa???

     

    C

    Cugnana Verde: è il residence dove i miei avevano preso l'appartamento. Molo simile all'albergo di Mazzin di Fassa, almeno in Sardegna hanno avuto l'accortezza di mimetizzarlo con il paesaggio circostante. Risultato: dalla strada quasi non si vede!!!

    Capriccioli: spiaggia da vedere!

    Compleanno: il vero motivo per cui siamo andati in Sardegna? Fare una gran sorpresa alla mi' sorella per il suo compleanno! Quando siamo arrivati l'abbiamo svegliata con un "tanti auguri" che l'ha fatta quasi commuovere! (quasi perchè non lo ammetterebbe mai!)

    Costa Smeralda: anche se la mi' cugina lo considera un po' da "terroni" io la foto me la son fatta…

     

    D

    Dialetto: quello sardo è come ce lo immaginiamo, come quello di Willy, il giardiniere dei Simpsons! Impressionante!

     

    E

    EJA: altro tipico intercalare sardo.

     

    F

    Famiglia: è stata la vacanza dei parenti coi parenti, il cugino di Babbo e quello di Mamma. Meglio il primo, ma non ditelo in giro!

    Fila: in macchina o sul traghetto, me ne son toccate parecchie. Sembra che tutti si spostino alla stessa ora!

    Formaggio: tipico il pecorino sardo. Non so quantificare quanto ne hanno ingurgitato il mi' Babbo e il mi' nipote…

     

    G

    Golfo Aranci: qui è dove sono arrivati e ripartiti i miei, con la Sardinia Ferries… Il viaggio di ritorno glielo hanno rimandato di 4 ore, visto che in settimana gli è presa fuoco una nave della flotta… Tanto dove si va noi si porta sfiga…

     

    H

    Hotel: mai visti così! Soprattutto "Cala di Volpe", che può sembrare il nome di un golfo, ma in realtà è un hotel gigantesco, in stile un po' Marocco, con attracco privato per gli yacht dei suoi ospiti…

     

    I

    Isola d'Elba: il paragone nasce spontaneo… Mica che mi fa schifo, per carità, ma la Sardegna è un altro mondo! Però le ciambelle le fanno meglio a Lacona…

     

    L

    Liscia Ruja: spiaggia bellissima, sembra di stare dentro una cartolina! Questo è l'effetto che fanno un po' tutte le spiagge della Sardegna, almeno quelle che ho visto io…

     

    M

    Mare: sembra di essere alle Maldive! Ora, è vero che alle Maldive io non ci sono mai stata, ma non riesco ad immaginarmi un mare ancora più bello di quello della Sardegna!

     

    N

    Nipote: a volte l'avrei annegato... Ci ha fatto venire l'esaurimento a tutti, soprattutto alla su' mamma, in quanto le voleva stare sempre appiccicato… Ma basta un suo sorriso per farti dimenticare tutto! E soprattutto le sue battute: "Mamma, ma perchè nonno e nonna non ci sono? Te avevi detto che erano in Sardegna e invece non ci sono!" (lunedì notte, sul traghetto per andare in Sardegna…)

    Niccolò: più che un bambino, un pesce! Sempre nell'acqua, che sia piscina o mare…

     

    O

    Olbia: è il porto dove sono arrivata io, con traghetto Livorno-Olbia. Città carina, molto molto commerciale, però almeno ad Olbia si riesce ad intravedere qualcosa che c'era anche prima che la Costa Smeralda diventasse la Costa Smeralda. Almeno qui sembra che qualcuno ci abiti davvero, vada a scuola, lavori…

     

    P

    Porto Cervo: la città dei vips! Centro commerciale all'aperto, cittadina che sembra costruita col lego, della serie "D'inverno la smontano e la rimontano a Maggio". Impressionante quantità di negozi proibitivi, sfilate di Versace, Gucci, Etrò, D&G… Esiste anche il negozio del Billionare…

    Porto Rotondo: altra cittadina finta, forse un po' meno rispetto al Cervo. Un po' meno in tutto: meno negozi, meno firme, meno belli… Un po' più borghese e meno vip…

    Portisco: Paese nato da un villaggio turistico. Incredibile ma vero! Tutto ruota intorno al residence, che effettivamente è molto attrezzato: potresti andare in vacanza lì e non muoverti più!

    Pane: ne ho dovuti portare 2 chili da casa, perchè i miei stavano andando in crisi d'astinenza da pane toscano… Un difetto ce lo dovrà pur avere 'sto posto!

    Piscine: mi ero sempre chiesta perchè il Sardegna, col mare che c'è, ci fossero tante piscine… Ora ho capito: quando non stai in spiaggia dal vento, tutti si rifugiano lì, e si fa amicizia anche più facilmente, vuoi perchè il posto è ristretto o perchè c'è meno concorrenza…

     

    Q

    Quello?: la domanda più frequente che mi abbiano fatto in questi giorni… E si che di ciccia a giro ce n'era…

     

    R

    Romazzino: Bellissimo golfo, dalle rocce rosa e colori favolosi. Il mare prende un colore che è uno spettacolo! 

    Rocce: che poi sono i monti sardi che si sfanno, sono particolari perchè non corrose dall'acqua ma dal vento. Molto stondate e a tratti appuntite, sembrano fatte apposta per ospitare i Gormiti. Che la Sardegna sia L'isola dei Gormiti???

     

    S

    Sabbia: quella della Sardegna è particolare: non si tratta della solita sabbiolina, ma di rocce sgretolate che con il vento che ogni tanto si alza ti fa arrivare delle pallottole sulle gambe che davvero non ci stai!

    Storia: ne ho vista davvero poca, ma ho capito che la vera storia della Sardegna devo cercarla nell'entroterra, tra i pecorai…

     

    T

    Traghetto: viva la Moby, che non prende fuoco e ha uno spazio bambini molto attrezzato!

    Tope: non credo di dover aggiungere altro… C'è una quantità di fighe in Costa Smeralda che farebbero venire i complessi di inferiorità anche alla più figa che conoscete, e non sto parlando dei vips, ma delle commesse, delle parcheggiatrici, delle bariste…

     

    U

    Undici: sono le ore di traghetto che mi sono fatta all'andata… Terrificante la nottata, anche perchè le poltrone che avevamo prenotato sono stata completamente monopolizzate dal mio nipotino, che non poteva fare a meno di dormire sdraiato con braccia e gambe divaricate… Poco male, ho rispolverato la mia vecchia abitudine di attaccar bottone anche coi muri e ho fatto amicizia con dei ragazzi di Udine, molto simpatici, con i quali ho passato la notte a ridere, scherzare, giocare a carte e bere birra!

     

    V

    Vento: quando comincia a soffiare forte dura almeno 3 giorni. Non ce la fai ad andare in spiaggia per le pallottole di cui sopra, non ti fa dormire la notte e ti sposta di peso!

    Valentino Rossi: ho riconosciuto lo yacht, che si chiama "Soleluna" ed ha il suo stemma, ma lui purtroppo non c'era… Era a Ibiza e difendersi dalle accuse di truffa al fisco e da quelle di una love story con la Canalis…

    Viola: non sto parlando di me, ma della mia cugina. Fissata con Paris Hilton, si è fatta tante di quelle foto che potrebbe farci calendari per i prossimi 10 anni… Purtroppo sta trascinando in questa passione sfrenata per la zoccoletta bionda anche la mi' sorella, ma confido che abbia il cervello per farla finita al più presto, altrimenti dovrò prendere provvedimenti…

     

    Z

    Zero: gli Euri che ho speso per questa vacanza! A forza di pianger miseria, il mi'Babbo s'è mosso a compassione e mi ha finanziato…

    Sarà per questo che mi è piaciuta così tanto la Sardegna???

     

    Comunque sia, a lato trovate un po' di foto, per farvi magari anche due risate...

    In arrivo anche qualche video, sempre che mi riesca caricarlo!

     

    Aspetto commenti!!!

     

     

     

    Prossimi interventi:

    - Aggiornamento foto di Falcade 2007, sempre che i miei amici me le spediscano...

    - Oliver, nuovo arrivato in casa Centi

    - Meeting di Rimini 2007

    - Loreto, festeggiamo il compleanno col Papa?

    July 29

    Il Mio Volto

    IL MIO VOLTO

    A. Mascagni

     

    Mio Dio, mi guardo ed ecco scopro

    che non ho volto;

    guardo il mio fondo e vedo il buio

    senza fine.

     

    Solo quando mi accorgo che Tu sei,

    come un'eco risento la mia voce

    e rinasco come il tempo dal ricordo.

     

    Perché tremi mio cuor? Tu non sei solo,

    tu non sei solo;

    amar non sai e sei amato,

    e sei amato;

    farti non sai e pur sei fatto,

    e pur sei fatto.

     

    Come le stelle su nei cieli,

    nell'Essere Tu fammi camminare,

    fammi crescere e mutare, come la luce

    che cresci e muti nei giorni e nelle notti.

     

    L'anima mia fai come neve che si colora

    come le tenere tue cime, al sole del tuo amore.

     

     

    Durante la settimana che ho passato in montagna con i miei amici c'è stato un incontro sui canti del Movimento. Che bello scoprire la mia storia dentro questa storia! All'inizio la Rossella, che è una nostra amica, ci ha invitati a cercare anche solo una frase nei canti che per noi fosse vera, che fosse esempio di un'esperienza. Ed è stato così, solo che dopo un po' i canti hanno cominciato a legarsi ai ricordi, e a persone, facce, avvenimenti della mia vita nel Movimento. Così mi è venuto in mente quando è partito Giovanni Paccosi per il Perù, perché quando facemmo la festa per salutarlo gli cantammo "Rossa Sera". E alla fine "Romaria": è stato come far memoria del mio incontro, perché è uno dei primi canti che ho imparato a GS e che ci insegnò il Paf, che diventò uno dei nostri preferiti.

    Durante la sera poi c'è stato come uno stacco, grande e netto, che per me è stato "Il mio volto". È un'altra delle canzoni che possono descrivere la mia storia nel Movimento, ma mai come adesso la sento descrittiva di me.

    Io credevo che ciò che mi descriveva davanti al mondo fosse il mio rapporto con la persona amata, e ora, guardandomi ora "scopro che non ho volto".

    "Guardo il mio fondo e vedo il buio senza fine", perché io non riesco ad andare avanti da sola, perché vedo tutta l'incapacità dell'uomo. E allora devo fare attenzione, devo cercare il buono, il bello ed il vero, quel "Tu che è il suo sguardo pieno di tenerezza verso di noi, che svela a noi stessi chi è Gesù (…) Cristo rivela chi è risvegliando l'uomo, facendo emergere tutti i suoi fattori. (…) Sappiamo che c'è, che c'è Cristo presente, perché fa emergere tutto il nostro io". "Perché è in questo sguardo che si svela di più chi è lui, e allo stesso tempo, che si svela a noi stessi chi siamo" pag. 13.

    "Solo quando mi accorgo che Tu sei, come un'eco risento la mia voce": mi rimanda la mia voce, ma cambiata, come un'eco. "E rinasco come il tempo dal ricordo". "È questo che io aspettavo: uno che mi guardasse così, che avesse veramente a cuore il mio io, che mi affermasse così, in modo da farmi sperimentare il vivere come mai prima" pag. 16.

     E questo io posso dire di averlo trovato in Cristo, di averlo visto in Cristo, di viverlo con i miei amici. "Perché tremi mio cuor? Tu non sei solo tu non sei solo; amar non sai e sei amato, e sei amato; farti non sai e pur sei fatto, e pur sei fatto": ripete sempre il finale, come se la verità di quello che dice non bastasse, perché io non sono sola quando sto con i miei amici, ma non sono da sola neppure quando loro non ci sono. Riconoscere qualcosa di più grande, che fa si che non sia sola, che sia amata, che sia fatta, anche se io non so come accade.

     Dopo l'incontro siamo andati a vedere le stelle, sulla terrazza dell'albergo. Non importa se uno è una gigante rossa o una nana bianca, una stella o un pianeta: è ciò che deve essere, come deve essere, come gli è dato di essere, nel suo destino e nella sua strada.

    " Come le stelle su nei cieli, nell'Essere Tu fammi camminare, fammi crescere e mutare, come la luce che cresci e muti nei giorni e nelle notti". Il canto diventa domanda a ciò che si è scoperto che vale nella nostra vita, diventa domanda di una dipendenza, un bisogno di "farsi fare".

     "L'anima mia fai come neve che si colora come le tenere tue cime, al sole del tuo amore". "Il valore dell'io, il valore di ognuno di noi, è che è rapporto diretto, esclusivo, con Dio, il cui riverbero è il bisogno, è la nostra mendicanza" pag. 16. e allora uno non si vergogna di essere quello che è, di chiedere aiuto, di mostrare ciò che veramente è.

    Io pensavo di aver chiaro cosa fare e dove andare, pensavo ed ero convinta di aver risposto alla mia domanda di felicità. Se fosse stato veramente così io non sarei andata in vacanza, sarei rimasta a casa a piangermi addosso. Invece io ho preso la macchina ed ho guidato fin lassù, per vedere il bello ed il vero della mia vita, pur con tutte le obiezioni, la sofferenza e le mancanze che ho. "Dov'è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore": io ho visto la possibilità di quel tesoro, ho preso il mio cuore a pezzi e l'ho portato lassù.

    Un'ultima cosa. A pag. 72 de "Il cammino al vero è un'esperienza" c'è la domanda a cui mi sono accorta che devo cercare risposta ogni giorno, e se mi dimentico o mi distraggo ho la certezza che qualcosa o qualcuno, fosse anche il mio dolore, mi ci riporta. "Come io potrò donarmi con quel che sono, servire di più al tutto, al Regno, a Cristo?". "La vocazione, che è il significato della mia vita, mi si presenta più come possibilità intravista che come ineluttabilità inequivocabile". 

     

    So che per molti di voi che leggono il mio blog non sarà facile buttar giù questo. Ma non vuole essere una provocazione, solo il racconto di quello che mi è successo e anche un ringraziemento, a tutte le persone che mi hanno aiutato, a tutti quelli che mi sono stati vicini, perchè senza di voi non avrei mai potuto scrivere quese cose. Quindi questo intervento parte dall'esperienza che ho fatto in mantagna, ma anche a Firenze e a Fibbiana, dove sono circondata da persone che mi vogliono bene.

    GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

    July 14

    Ora apro VERAMENTE il Blog

    Salve... Questo intervento non sarà semplice per me.
    Da quando ho aperto il blog alcuni amici mi chiedono di pubblicare qualcosa di mio.
    Per me non è mai stato semplice sottopormi al giudizio degli altri, sopratutto non ho mai fatto leggere a nessuno quello che scrivo. (Solo a uno, che l'ha definito angosciante e da coltellate nello stomaco. Ma andiamo avanti...)
    Io spero che sarete sinceri, nonostante le mie paure di espormi, ma prima di decidermi ho valutato che tanto siete miei amici, più o meno mi conoscete e mi volete bene, e io con voi devo giocarmi tutta, devo darvi ciò che sono e farvi vedere chi sono.
    Quindi, anche se il vostro sincero giudizio porebbe stroncare la mia carriera...
    CHISSENE! Come dice la mia amica...
    Aspetto commenti...
     

    Nascondo.

    Angoscia.

    Paura.

    Occhi profondi, neri.

    Oscuri.

    Vari strati di persona

    strappati.

    Tirati. Unghiati.

    Luna calante.

    Generoso amante notturno.

    Farfalla impazzita di luce.

    Falena gigante imprevedibile.

    Nuda foresta incantata

    incatenata.

    Legame robusto.

    Tronco legnoso cerchiato di anni.

    Spezzato.

    July 10

    Amleto: la contemporaneità

    Amleto:

    Essere o non essere: questo è il problema: se sia più nobile all'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli.

    Morire dormire; nulla più: - e con un sonno dirsi che poniamo fine al dolore e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da desiderare ardentemente.

    Morire - dormire - sognare, forse: ma qui è l'ostacolo che ci trattiene: perchè in quel sonno della morte quali sogni possan venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale: è la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.

    Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl'insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, gli spasimi dell'amore disprezzato, gli indugi della legge, l'insolenza di chi è investito di una carica, e gli scherni che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?

    Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una gravosa vita, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore - confonde la volontà, e ci fa piuttosto sopportare i mali che abbiamo, che non volare verso altri che non conosciamo?

    Così la coscienza ci fa tutti vigliacchi; così la tinta naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo per questo riguardo deviano il loro corso: e dell'azione perdono anche il nome.

    Lo so che è un po' triste... Ma può far riflettere su tante cose... Ho sottolineato alcuni passaggi. Vorrei sapere cosa ne pensate.

    Mi fa piacere che lasciate le vostre impressioni...

     

     

    July 05

    Programma Peska Re-PUBlic

    Già che ci siamo, pubblico anche il programma...

    Scusate...

    Scusate se nn mi son fatta sentire x un po'...
    Ho dato un esame e lavorato come un ciuco...
    Però ho organizzato qlcs anche x voi, x tutti, ma proprio tutti!!!
    Da domenica 8 a giovedì 12 liglio grande festa!
    Abbiamo organizzato un pub... Metto la locandina, che ha inventato graficamente parlando, l'Alderighi!
    Domenica sera c'è Filippo e Matteo a mettere le canzoni x il karaoke
    , lunedì c'è la cena e il genitori dell'asilo che fanno un po' di casino, martedì film,
    mercoledì musica dal vivo, (ho chiamato gli amici da Firenze), giovedì tornano a grande richiesta i frati!
    Ci siam stati dietro parecchio, mi piacerebbe vedervi tutti lì...
    Venite quando volete!
    Si beve, si canta e ci si diverte!!!
    E inviatate, invitate, invitate....